La Coscienza della Morte

TOMMASO
Il
vitale insegnamento del morire
La morte ci toglie solo quello che non abbiamo imparato ad abbandonare. Cresciamo
con condizionamenti che non soddisfano le nostre anime. Impariamo a disconnetterci
dalla natura, dai sentimenti, dalla spontaneità, e ci viene insegnato ad avere
successo, a vivere confortevolmente e ad essere intrattenuti e distratti da mille
stimoli. Viviamo così nelle convenzioni superficiali che ci impediscono di conoscere
realmente noi stessi e gli altri, e anche il mistero della vita. Abbiamo molto
da imparare, cose che nessuno ci ha mai insegnato - cose importanti come vivere
i sentimenti, l'amore, il rispetto per se stessi, la compassione, il risvegliarci
al nostro essere, e quella più importante di tutte: il fatto che lasceremo questo
corpo, questo mondo. La morte è l'accadimento che più ci trasforma ed è l'evento
più negato nelle nostre vite ossessionate dal tempo, di fatto accadrà ad ognuno
su questo pianeta. Nella nostra educazione l'argomento morte non è rappresentato.
Le religioni ci alimentano con i credo che non ci aiutano ad affrontare il fatto
della nostra mortalità. E non ci insegnano nulla del mistero e della trasformazione
che è possibile col morire, o dei potenti insegnamenti che la morte ci può dare.
La morte è diventata più o meno invisibile, il che rende impossibile a noi imparare
qualcosa di essenziale dalla morte dei nostri cari, specialmente se loro sanno
come morire! In altre culture gli anziani passavano la loro accettazione, la fiducia
e il dono di lasciar andare ai giovani che così imparavano molto da loro.
Ai nostri tempi gli anziani sono spesso consegnati a stati vegetativi dove sono
già morti e ignorati prima di morire, drogati fino a che le loro luci interiori
sono così fioche che difficilmente notano la loro stessa morte. Queste persone
non possono morire con dignità e gratitudine, con quella fiducia e apertura alla
grazia che fiorisce nel morire consapevolmente. E non c'è neppure la garanzia
che moriremo anziani, non possiamo sapere quando la morte verrà a noi. Fa molta
differenza se moriamo consapevolmente o nel solito modo, il modo inconscio. Fa
una grande differenza se possiamo essere in uno stato di amore quando ce ne andiamo,
se possiamo essere presenti nel processo del dissolverci nel mistero dell'universo,
la nostra vera casa. Quando siamo presenti siamo in uno stato di amore. Osho dice
che abbiamo bisogno di entrambe le ali, amore e consapevolezza, per essere completi
e soddisfatti, nella vita e nella morte.
Ci
vuole coraggio per incontrare se stessi, per imparare a essere presenti, per sentire
e accettare ogni cosa che ci capita. Visto che cresciamo con paure e giudizi su
molti aspetti di noi stessi, impariamo a rifiutare o a reprimere molte esperienze:
gioia, sessualità, vulnerabilità, lacrime, risate, rabbia, dolore, paura, creatività,
fiducia, solitudine, estasi, e molte altre! Tragicamente siamo troppo impegnati
per preoccuparci di queste qualità, mentre la sofferenza della nostra vita innaturale
cresce sempre di più, perché per molti la loro sofferenza non è il risultato della
vita innaturale, ma del loro fallimento a soddisfare le richieste e i ruoli che
la società si aspetta da loro. Questa è l'ipnosi di massa in cui la maggior parte
della gente vive: credono che la loro sofferenza sia dovuta al fatto che non vivono
secondo gli standard proposti dalla società e solo persone intelligenti e altamente
evolute vedono questa prigione collettiva. Non sorprende che non teniamo in considerazione
allo stesso modo la nostra morte.

Non
impariamo mai a morire in uno stato risvegliato, in uno stato di amore e gratitudine,
in modo che la nostra morte sia il più grande dono a noi stessi e ai nostri cari.
Qualcosa di molto più essenziale ci riguarda: imparare a morire è imparare a vivere
veramente! Se siamo aperti, pazienti, e veramente alla ricerca della verità impariamo
a aprirci e a lasciarci andare nella vita in quei momenti in cui i nostri condizionamenti
ci vogliono chiusi. La morte può darci la chiave per essere presenti alla vita.
E questo è l'essenziale da raggiungere nella vita! E ci sono così tante piccole
e grandi morti che accadono nelle nostre vite che ci invitano a scoprire che il
lasciar andare ci risveglia al presente, a diventare uno con la realtà esistenziale
in tutte le possibili situazioni e sfide! La nostra società non valuta il dono
di essere, semplicemente presenti, ma sollecita a ottenere e avere sempre di più.
La maggior parte della gente è ossessiva sull'accaparrare quello che vuole, usando
il potere, la furia e altri mezzi per ottenere ciò che pensano dispensi loro la
felicità. Quest'istinto è profondamente radicato in tutti noi, ma non è li che
la nostra crescita personale si deve fermare.
Lo
sviluppo della nostra società si é più o meno bloccato, stiamo distruggendo il
pianeta e siamo attivamente o passivamente occupati a uccidere la vita in questo
mondo, solo per ottenere quello che pensiamo di volere. A livello personale, la
maggior parte delle nostre inquietudini psicologiche ed emozionali, perfino molte
malattie, e il nostro stress quotidiano esistono a causa delle lezioni negative
apprese: ottenere il massimo che possiamo, e trattenerlo con tutte le forze. Possessività
sui soldi, sull'amore, sul sesso, nel potere, nello stile di vita o sulle persone.
Tutta la sofferenza collettiva e la distruzione sul nostro pianeta succede perché
insistiamo nell'ottenere quello che vogliamo, ci accaniamo nell'averlo e tenercelo
stretto. Ovviamente le nostre relazioni intime si portano appresso molto di questo
incubo dell'ipnosi collettiva che riguarda l'attaccarsi e il possedersi in nome
dell'amore. Questo non è amore, è dipendenza e schiavitù, l'opposto dell'amore.
Preferiamo l'avere all'amare, rifiutando di arrenderci all'amore e alla meditazione
che possono aiutarci nel nostro risveglio. Questo è il viaggio: da volere a lasciar
andare, dal controllare al lasciarsi essere, dall'avere al dare. Ci rende ricchi
interiormente, ma ci vuole coraggio perché siamo molto spaventati dall'idea di
lasciarci andare. Finchè abbiamo questa paura, non possiamo lasciar morire nulla,
e ci proteggiamo attaccandoci, il che crea più paura.
Lasciar andare qualcosa o qualcuno è come la morte dei nostri credo, della nostra
personalità e del solito modo di vivere in questo mondo insicuro. Non ci fidiamo
che da ogni morte nasca qualcosa di nuovo, restiamo nella paura della perdita.
Quando possiamo permettere alla morte di accadere siamo in grado di sperimentare
il rinnovarsi e la trasformazione della morte. Altrimenti restiamo bloccati nella
paura della morte e della vita. Il lasciar morire realmente qualcosa ci apre alla
possibilità che la vita ci porti più nella fiducia, nel "divino", nell'unità con
l'esistenza. Quando permettiamo alla morte di occupare il suo spazio naturale
nella vita, ci vengono offerte molte opportunità di aprirci alla bellezza della
vita: l'inatteso, la profondità, la vulnerabilità, la forza, la compassione e
la fiducia che nasce quando impariamo che siamo tutt'uno con la vita, che non
c'é nulla di cui aver paura! E quanto bello può allora essere sedersi col tuo
amico morente, per aiutarlo a capire il mistero del morire, a rilassarsi nel silenzio
della morte, a perdonare nel suo cuore e a trascendere le vecchie barriere dell'ego
realizzando insieme che la morte è "la via del ritorno" in qualcosa di più vasto
e più divino che la nostra vita fisica possa mai concederci.
La
morte è un invito ad accogliere il dono del lasciarsi andare. Può diventare l'attitudine
del nostro stile di vita, e non saremo mai in difficoltà quando viviamo nell'abbandono.
Imparare a lasciarsi andare è imparare il significato reale della liberazione,
personale e universale. Significa fluire con gli accadimenti e i cambiamenti della
vita, fluire con la creatività e l'ispirazione. Ci apre al nostro più vitale e
potente potenziale di vivere autenticamente, non attaccandoci alle cose alle quali
siamo soliti essere attaccati, ma ricevendo i doni della vita che trova il suo
compimento nel dare, nel condividere, nel fidarsi, nell'essere amorevoli e semlicemente
nell'essere, imparando ad arrenderci a ciò che ci viene portato via con gratitudine,
e a fidarsi che una vita consapevole già ci da più di quello che noi potremmo
chiedere. La morte ci insegna anche un'altra importante realtà della nostra vita:
che noi possiamo solo essere vivi e psicologicamente maturi e appagati se accettiamo
la nostra totale responsabilità per tutti gli aspetti della nostra vita, se smettiamo
di incolpare gli altri o la società, se smettiamo di giocare il ruolo della vittima,
se stiamo dalla parte della verità; questa é una delle domande più importanti
che ogni persona che sta morendo deve affrontare: «ho veramente vissuto la mia
vita? Ho imparato ad amare, a dare e a ricevere, o sono stato miserabile, pigro
e possessivo?».
E
naturalmente, finché non incontriamo queste sfide nella nostra vita, nel profondo
rimarremo sempre indegni ai nostri occhi, insoddisfatti, vendicativi o depressi,
cercando di coprire ciò con la brama di potere, con i soldi, con gli intrattenimenti
superficiali o con altri comportamenti comodi ma che non ci aiuteranno quando
verrà il momento di indagare sulla qualità e sul significato della nostra intera
vita. Se imparassimo a lasciarci andare potremmo comunque provare ad ottenere
ciò che vogliamo, ma senza stress e avidità che creano solo maggiore sofferenza
e paura. Nel mio lavoro affronto spesso temi legati al vivere, al morire, alla
guarigione e alla trasformazione spirituale. Incontro gente che sta affrontando
la sua morte o quella di una persona amata. Il veder morire qualcuno che abbiamo
realmente amato ci fa essere molto vicini all'esperienza ultima di perdere tutto
ciò che crediamo di essere o di avere, perché nella morte dobbiamo affrontare
la verità che ogni cosa è temporanea. Vivere con questa verità, non sfuggirle
per codardia, è intelligente perché ci confronta con la domanda: «cos'é veramente
essenziale nella nostra vita?».
Siccome tutti dovremo affrontare le aree incomplete della nostra vita prima o
poi, è intelligente come esseri umani avere il coraggio di accettare la nostra
mortalità ed esaminare la nostra vita, i nostri valori, la nostra capacità di
dare e ricevere amore, di contribuire a rendere la vita sulla terra più creativa
e consapevole. E quando iniziamo a vivere quotidianamente con la consapevolezza
che "questa casa sta bruciando", ci viene la domanda più significativa di ogni
percorso spirituale: «Chi sono io?». Questa domanda dissolverà tutte le illusioni
e le idee di separazione, scopriremo l'essenza dentro di noi, non come concetto
spirituale, ma come verità viva. La morte può insegnarci a dire addio, non come
una fine, ma come un benvenuto alla vera vita che sempre continua. Nell'attraversare
la paura del lasciarsi andare troveremo la chiave per ricevere le benedizioni
di una vita vissuta nella fiducia, nella unione col tutto, che è già la nostra
natura. Allora avremo trovato il dono più grande che la morte ci insegna sulla
vita: la mancanza di paura. Solo allora può succedere una vera ribellione - la
ribellione del risvegliarci a ciò che siamo, alla libertà nella nostra sconfinata
essenza.
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Non
c'è perché
Di
seguito un discorso di Osho tenuto durante un Darshan (Incontro con il maestro)
nel 1978 a una donna che aveva appena perduto la figlia:
«Ciao
Salila, cosa é successo?
La bambina é scomparsa? Lasciala scomparire e non
preoccuparti. Siamo tutti qui per scomparire prima o poi. La vita è molto precaria,
accidentale, in qualsiasi momento possiamo partire. Perciò non preoccuparti dell'accaduto,
non c'è perché. Tutte le risposte che possono essere date al tuo perché saranno
solo consolazioni per razionalizzare una cosa misteriosa. Non sono interessato
a consolare, perchè un gioco pericoloso quello delle consolazioni. Ti tiene al
riparo dietro il paraurti.
La verità è che la bimba era viva e ora non lo
è più. Questo dovrebbe farti capire la qualità di sogno della vita. La vita è
fatta di quella sostanza chiamata sogni. Possiamo vedere un bellissimo sogno ma
può esser infranto da qualsiasi piccola cosa - solo un rumore ed il sogno scompare.
Può esser stato un dolce sogno e uno si sente ferito e vuole chiudere gli occhi
e continuare a sognare - ma ora più nulla può essere fatto. Invece di trovare
spiegazioni e consolazioni, guarda sempre alla nuda verità. È triste, fa male,
è doloroso: vedilo, è così, ma non cercare in qualche modo di evitarlo. Tutte
le spiegazioni e le filosofie sono solo sforzi per categorizzare cose che non
sono chiare, ma molto oscure e misteriose.
Quando arrivano tali momenti sono
di tremendo significato perché in questi momenti il risveglio è possibile. Quando
la tua bimba muore è un tale shock; ti puoi risvegliare con quello shock piuttosto
che piangere e sprecare un'opportunità. Dopo alcuni giorni lo shock non sarà più
tale: il tempo guarisce ogni cosa. Dopo alcuni anni avrai dimenticato. Al termine
della tua vita potrà sembrarti come se tu l'avessi visto in un qualche film o
letto in un romanzo. Nel tempo potrebbe sfumare e sfumare così tanto che rimane
solo un eco... prendilo ora.
Questo è il momento in cui ti può aiutare ad
essere all'erta, sveglio. Non perdere l'opportunità; tutte le consolazioni sono
modi di mancare le opportunità. Non chiedere "perche". La vita è senza "perché"
e la morte è senza "perché". Il perché non conosce risposta, non ha bisogno di
conoscerla. La vita non é un problema che può essere risolto, neppure la morte.
La vita e la morte sono entrambi parte di un mistero che non conosce risposta.
Il punto di domanda è la cosa suprema. Così tutto ciò che può essere fatto in
tali situazioni è svegliarsi, perché questi shock possano diventare momenti di
passaggio.
Il pensare si ferma, lo shock è tale che la mente va in shock.
Nulla sembra essere significativo, tutto sembra essere perso. Uno si sente un
perfetto straniero, un outsider, senza radici. Questi sono momenti tremendamente
significanti; questi sono i momenti quando entri in una nuova dimensione. E la
morte è una delle porte più grandi che si aprono sul divino. Quando qualcuno così
vicino, come lo è un bimbo per la madre, muore é come la morte di te stessa, come
se tu fossi morta, una parte di te é morta. Così semplicemente vedi che la vita
è un sogno, che ogni cosa, presto o tardi, scomparirà, polvere nella polvere.
Niente ha la sua dimora qui. Non possiamo fare la nostra casa qui. È un caravanserraglio,
una permanenza di una notte e al mattino andiamo. Ma c'è una cosa che è costantemente
qui e permanentemente qui - quello è il tuo osservare, il tuo testimoniare.
Ogni altra cosa sparisce, ogni altra cosa va e viene, solo il testimoniare resta.
Perciò osserva l'intera cosa. Sii solo un testimone, non diventare identificato.
Non essere una madre altrimenti sarai identificata. Sii solo un testimone, un
silente osservatore, e quell'osservare ti aiuterà tremendamente, questa é la sola
chiave che apre le porte dei misteri. Non che risolva qualcosa, ma ti rende capace
di vivere il misterioso, e di viverlo totalmente.