Il momento della morte è
di certo una possibilità( un cancello aperto) per il risveglio spirituale. Anche
se abbiamo perso tutte le possibilità nella nostra vita per risvegliare il nostro
essere - un' ultima porta si apre prima ed immediatamente dopo la morte fisica.
Esistono innumerevoli
descrizioni di persone che sono ritornate dopo una esperienza vicino alla morte,
ci hanno raccontato sul fatto di essere circondati da luci abbaglianti, profonda
pace ed una sensazione di gioia immensa. Nel BARDO ( Il Libro Tibetano dei morti
) questo viene descritto come la " splendente luminosità della luminosità del
vuoto ", che è anche il nostro " vero essere nella sua essenzialità ".
Ma se non abbiamo mai incontrato questa dimensione nella nostra vita, siamo veramente
fortunati nel perderla in una dimensione inconscia. La maggioranza delle persone
si trascinano troppa paura e resistenze, sono troppo identificati con il mondo
fisico e i loro sensi. Perdono la consapevolezza prima di morire ed entrano in
un processo inconscio anche nella seguente " reincarnazione ".
Nella morte scompare la nostra personalità, ma resta la nostra vera natura. Qualsiasi
cosa reale e di valore, non sarà persa. Il tempo vicino alla prossima morte,e
la morte stessa, sono delle grandi opportunità di risveglio spirituale. Sono certamente
delle porte di risveglio spirituale nel periodo in cui siamo vivi : essere nel
qui ed ora, amare, sapersi arrendere, il silenzio, la meditazione. Tutte le porte,
quando ci muoviamo attraversandole, indicano la morte del sè falso che si basa
sulla personalità condizionata. Tutte le volte che passiamo attraverso una porta,
comprendiamo che la morte è una illusione, proprio come la nostra identificazine
con l' aspetto fisico. La morte è solo la fine delle nostre illusioni, ed è dolorosa
solo se ci attacchiamo alle nostre illusioni.
Il morire si rivela come un processo profondo di trasformazione spirituale. Vicini
alla morte, la nostra mente comincerà a svuotarsi ed il nostro cuore ad aprirsi.
Scopriremo che il morire non è solamente un avvenimento medico, è un avvenimento
spirituale di grandissima importanza. La nostra attenzione comincia ad allontanarsi,
abbastanza naturalmente, dalle distrazioni superficiali, e si immerge dentro,
verso la grande profondità e pace al centro del sè. Così come hanno descritto
tante persone, prima o dopo nel processo del morire ognuno di noi troverà il suo
personale terreno spirituale. E, dicono, si vive un inesprimibile senso di comfort
e grazia durante questa esperienza.
Anche se abbiamo riempito i nostri anni con migliaia di distrazioni, abbiamo sempre
saputo che la morte ci aspetta come una fine naturale del dono prezioso che è
la nostra vita. Molti di noi hanno fatto veramente poco per prepararsi emozionalmente,
psicologicamente e spiritualmente alla loro stessa morte.
Il giorno in cui riceviamo una diagnosi di fase finale entriamo in un territorio
completamente sconosciuto. Nessuno di noi vuole morire. Sapere che stiamo per
morire presto significa confrontarsi senza scelta con i propri dubbi, le paure,
i nostri attaccamenti e la mancanza di potere. Il compito che ci si pone davanti,
con una malattia terminale, è la sfida del trovare il coraggio di saper guardare
il mistero della morte. La sfida è del saper trovare la forza interiore che sappia
aiutarci nel vivere mentre si muore, invece di morire mentre siamo ancora vivi.
Il resto della vita richiede un nuovo tipo di urgenza ed una straziante enorme
ed onesta ricerca del senso( di vivere,ndt)
Sono stato con persone quando si avvicinavano alla morte e quando morivano ed
avevano potuto vedere il valore di una pratica spirituale durante quel periodo
di tempo. Trovare una strada per rilassarsi e meditare. Può aiutare attraverso
il brutale movimento tipo montagne russe nella crisi emozionale e medica, come
nel focalizzare ogni respiro aiuta una partoriente a restare centrata nella turbolenza
del parto. Una pratica spirituale offre un punto fermo e tranquillo nel mezzo
della morte travolgente, mentre siamo soli, e spesso paurosi del cambiamento di
corso. Offre l' accesso alla nostra stessa forza e coraggio, alla nostra innata
saggezza.
Per molte
persone, in primo luogo, tutto sarà un caos come se ci contorcessimo e girassimo
e tentassimo di arrivare al termine con la fine della nostra stessa vita. Con
una intensità ed un ingrandimento che non potremmo immaginare prima, riesamineremo
cosa avevamo pensato fosse la nostra vita e chi pensavamo di essere noi. Il morire
in se stesso ci ammorbidisce, e ci apre. Nel corso della vita in cui si presentino
malattie terminali, la nostra esperienza interiore comincia a cambiare nell' indole.
Più si allenta la nostra stretta, più forse cominciamo a sperimentare un perdono
più spontaneo, una profondità nell' amore, ed un penetrante senso di gratitudine
per l' esperienza della vita.
